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Mese: febbraio 2015

Birdman o il volo mancato. E la critica cosa dice?

Birdman. Film vincitore agli oscar 2015, gode di ottima critica sui siti italiani, buoni incassi, ma qualcosa non convince.

 

 

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E’ la storia di una celebrità di Hollywood (Michael Keaton) che, ad un certo punto della sua vita, dopo numerosi successi planetari, botteghini da film Blockbuster, decide di voler realizzare il grande sogno dimenticato: dimostrare a se stesso di essere un semplice bravo attore. Una pièce teatrale a Broadway, realizzata con le sue ultime risorse finanziarie, sarà la possibilità di riscattarsi davanti agli occhi di tutti, ma soprattutto davanti ai propri.

Chi è Birdman? Birdman è il personaggio che lo ha portato al successo, eroe hollywoodiano, lanciato alto nei cieli per mantenere basso l’orizzonte culturale del pubblico americano e del mondo. Birdman è la maschera di cui liberarsi per ridisegnare i propri connotati, quelli più modesti, di vero uomo in carne e ossa; ma anche quelli di bravo padre per una figlia divenuta consumatrice di droghe a causa di mancanze e incuria; di adorabile marito per una moglie che ha donato invano amore ricevendo in cambio insulti e tradimenti; e non per ultimo, i connotati umani di vero attore capace di dominare il palcoscenico, da sempre il vero banco di prova.

Arte dello scrivere. La SEO e R. L. Stevenson

L’ arte dello scrivere. Alcune riflessioni su visibilità, scrittura e SEO a partire dal saggio di R.L.Stevenson “On Style in Literature: Its Technical Elements” del 1884 (Da trad. Attilio Brilli, Ed. Mondadori 2006).

 

Da tempo il nostro sistema produttivo non ci spinge più a migliorare il prodotto del nostro lavoro, sia esso intellettuale che materiale. Invece di esser invogliati alla bellezza e alla perfezione, a cui la nostra natura ci richiama, siamo oggi spinti invece da quel goffo e spietato concetto di ottimizzazione dietro cui si nasconde la vera motivazione del nostro agire, il profitto. Non ha importanza se il profitto produca del bello o del brutto. Il profitto è profitto, costi quel che costi, al diavolo l’umanità.

Questa intrinseca, invisibile e subdola forza moderna che si è intrufolata pienamente nel corso dei due secoli passati nell’atto della creazione, ha reso oggi arida tutta la produzione. Invece della bellezza, la mediocrità aleggia intorno a noi come il fumo dei cannoni in una guerra persa. Ne siamo prodotti e produttori, involontariamente. E dato che abbiamo dimenticato il sentimento del bello, non ci dobbiamo stupire se, di fronte alla decadenza morale che accompagna la nostra società, di fronte alla decadenza dei prodotti che la rigenerano, ci chiediamo dove brilli in noi ancora l’ingegno.

E qui non si tratta di una polemica contro il progresso e la tecnologia, ma contro il sistema economico che rafforza la coercizione disumanizzante al solo fine del profitto. Di progresso siamo fatti e di tecnologia abbiamo bisogno per migliorare uno degli aspetti della condizione umana. Senza volerci intrufolare in un tema di così largo respiro, sarà utile giusto gettare uno sguardo nel passato, quando lo sforzo umano era volto a creare il bello. Ancora estasiato da tale esperienza, l’uomo ne ricercava le leggi, si interrogava su di essa. Come l’ossigeno inspirato dopo una lunga apnea, il bello permetteva all’uomo di ritrovare il senso della propria esistenza nel mare della monotonia quotidiana.

Tango Tehran, e il nuovo mondo

Tango Tehran è la prima storia d’amore tra un poliziotto di New York e una ragazza iraniana sullo sfondo della cultura del tango ambientato a New York e a Tehran.

 

Tango Tehran Ermanno Felli

Tango Tehran è il mio primo romanzo. Devo ringraziare per prima cosa Thomas Schmidt, un caro amico tedesco. Fu lui, involontariamente, a suggerirmi l’idea chiedendomi se ero disponibile a lavorare ad un documentario che raccontasse l’assurdità della censura sul tango a Tehran. L’idea mi piacque. Il tango, dopo circa un secolo, era  ritornato ad essere clandestino. In quel tempo, era il 2012, vivevo a Berlino ed ero alla ricerca di soggetti. Lasciai passare qualche giorno ma, senza che lo volessi, mi venne in mente un finale che sentivo funzionare e che non si prestava ad essere per un documentario. Era una immagine forte che non mi dava tregua. Vedevo e rivedevo quel finale e sentivo in esso tutta la potenzialità. Era un classico finale di una felice storia d’amore. Lo stesso che è presente ora nel libro.

Tango e Primavera

Non siamo ancora ai lieti calori primaverili, eppure le nostre notti di tango ci hanno permesso di attraversare l’inverno, il suo buio e il suo freddo. Il tempo fuori la milonga sembra sempre non esistere. La milonga è una festa che batte con cadenza periodica un ritmo eterno. E’ il ritmo dell’incontro tra conosciuti e sconosciuti. In queste feste si ripetono musiche di orchestre ormai lontane: tante le melodie, tutte diverse l’una dall’altra. E in ogni canzone variazioni, così tante, infinite, che la musica non invecchia mai. 

Milongue e popolari! La forza della logica

Accanto alle classiche e sempre cangianti offerte delle milongue romane, è nato da un pò di tempo l’offerta da parte di molti gestori delle “milongue popolari”. E così dato il successo e l’attenzione che ha suscitato tale fenomeno è forse necessario spendere due parole, tanto per ragionarci su, senza facili entusiasmi.
Posta così “milonga popolare” sembra essere una specie di tautologia, un pleonasmo fastidioso, come dire una “milonga milonga”.

Per una immagine del lavoro e della disperazione nell’opera omnia di Edgar Reitz – Heimat

Heimat di Edgar ReitzTrattare questioni di natura scientifica, quand’anche legate alla dinamica del lavoro e alle sue problematiche connesse, può comportare alcune volte, e accade troppe volte, la perdita di vista dell’insieme. E, sopratutto, la perdita del senso che le tiene unite.

L’insieme si presenta sempre e solo come una immagine, più o meno chiara che, posta all’orizzonte ci permette di orientare il nostro ragionare sui dettagli, ordinandoli, dandogli appunto quel senso con cui li abbiamo conosciuti. Non si tratta solo di numeri statistici, come la riflessione sulla scienza ci ha già insegnato, bensì anche delle stesse teorie vere e proprie, che a loro volta e sopratutto queste, necessitano proprio di un chiaro orizzonte su cui spiegarsi.

Rileggendo “Il tango non è mai nuevo”

Quando tempo fa su vari siti online resi pubblico il mio articolo dal titolo “Il tango non è mai nuevo”, il cui titolo, purtroppo a mia insaputa, fu così rieditato da un quotidiano “Avviso ai naviganti: stanno uccidendo il tango” che lo pubblicò con l’aggiunta di una foto completamente fuori contesto, non avrei mai pensato di scatenare tanto variegato dibattito su tale argomento. Vorrei quindi riproporre l’articolo del 2007, con il giusto titolo, per riaffermare quanto scrissi, parola per parola, solo perché lo si rilegga e lo si comprenda realmente per quanto in esso si dice e non per cercarvi risposte a convincimenti, dubbi e discussioni giornaliere sul tango, in merito alle quali io non entro, quali ad es. l’abbraccio e lo stile di ballo. Poi, se si crede che il tango nuevo (sia il ballo che la musica) si distingua