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Birdman o il volo mancato. E la critica cosa dice?

Birdman. Film vincitore agli oscar 2015, gode di ottima critica sui siti italiani, buoni incassi, ma qualcosa non convince.

 

 

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E’ la storia di una celebrità di Hollywood (Michael Keaton) che, ad un certo punto della sua vita, dopo numerosi successi planetari, botteghini da film Blockbuster, decide di voler realizzare il grande sogno dimenticato: dimostrare a se stesso di essere un semplice bravo attore. Una pièce teatrale a Broadway, realizzata con le sue ultime risorse finanziarie, sarà la possibilità di riscattarsi davanti agli occhi di tutti, ma soprattutto davanti ai propri.

Chi è Birdman? Birdman è il personaggio che lo ha portato al successo, eroe hollywoodiano, lanciato alto nei cieli per mantenere basso l’orizzonte culturale del pubblico americano e del mondo. Birdman è la maschera di cui liberarsi per ridisegnare i propri connotati, quelli più modesti, di vero uomo in carne e ossa; ma anche quelli di bravo padre per una figlia divenuta consumatrice di droghe a causa di mancanze e incuria; di adorabile marito per una moglie che ha donato invano amore ricevendo in cambio insulti e tradimenti; e non per ultimo, i connotati umani di vero attore capace di dominare il palcoscenico, da sempre il vero banco di prova.

Ottime premesse. Forte di tal nobile volontà, il protagonista avrebbe potuto volare non più con le ali piumate dell’arida e spicciola fantasia della odierna Hollywood, stretta tra la morsa di una crisi economica e quella di una crisi di idee; ma con quelle ali robuste e ampie di un intreccio drammatico capace di portare fino alle estreme conseguenze il tema della storia.

Purtroppo proprio qui, nell’intreccio, nella struttura narrativa, nei personaggi (magistralmente interpretati) e soprattutto nel concetto di base del film, il volo del nuovo eroe si rivela essere fallimentare. Come le ali di Icaro, cera sciolta dal sole, miraggio di onnipotenza davanti cui il padre lo mise in guardia, le idee dello sceneggiatore, tentando di raccontare troppo, alla fine raccontano poco o nulla.

La contrapposizione dei mondi è molto banale e oltretutto errata: il cinema irreale di Hollywood contro una presunta realtà espressa e ritrovata attraverso il teatro, oggetto del desiderio del protagonista, ciò per cui lotta. Soluzione del film: nel climax, lo sparo reale lascia correre fiumi di sangue vero che conquista il nemico più duro a morire, ovvero la spietata giornalista caduta in estasi per il “realismo” dell’opera, “realismo” un termine errato. E’ mai quello il metodo? Quando mai uno Stanislavskij, un Mejerchold, un Brecht, un Checov, un Vachtangov o altri si sarebbero mai permessi di sostenere il naturalismo, perché di questo si tratta, quale metodo del grande teatro? Davanti a cosa il pubblico cade in estasi, se mai il naturalismo nella drammaturgia è stato foriero di arte? Non ha forse avvertito mille volte Stanislavskij di quanto si debba fuggire da un arte che propone la realtà dietro la veridicità? E’ questo il teatro? E’ questo a cui doveva aspirare il nostro protagonista per riscattarsi? E se si voleva raccontare un pubblico miope e una critica miope e incapace di cogliere l’arte, non si doveva forse raccontare un artista sufficiente a se stesso che lotta per credere nel valore della propria creazione? Non è questa la grande sfida di ogni artista? E dunque perché mai il protagonista doveva conquistarsi la giornalista proprio nel terzo atto del film? Forse non ci si rende conto che è più arte quella di una Hollywood capace di creare reali e credibili, seppur aride immagini, con gli effetti speciali e storie ben architettate, proprio come i Birdman di turno, che un gesto reale di un attore sul palcoscenico, scambiato ingenuamente per finzione. Mai il gesto reale è garanzia per l’attore di una interpretazione credibile del personaggio. E’ semmai la costruzione del gesto, la pulizia dal luogo comune, che può avvenire e deve avvenire nella totale finzione, che porta al gesto di splendere di realtà. Questo vale per tutte le scuole di teatro.

Invece di narrare la necessaria dura battaglia per delle nuove, ricche e belle immagini proprie dell’arte, da contrapporre alla pochezza immaginativa di Hollywood – dovrebbe essere questo il conflitto sottinteso nelle premesse del film e sicuramente molto più interessante -, si stringe amicizia con il peggior nemico dell’arte; ci si appella al naturalismo per la discutibile lotta contro un mondo irreale propinato da Hollywood.

Lo sceneggiatore, per portare la sua battaglia contro l’irrealismo, ci ha detto chiaramente le regole che dominano il mondo del film. Il volare del protagonista su New York è immaginazione del protagonista, è il suo alter ego, Birdman, e quindi per arrivare al teatro, nella realtà del film, prende un taxi, e per mettere sottosopra una stanza fa uso delle mani. Alla fine il padre si uccide o forse vola via, di nuovo come Birdman, e la figlia guarda felice nel cielo. Abbiamo mai visto credere la figlia nel mondo virtuale del padre? Lei è a conoscenza della maschera Birdman contro cui il padre lotta? Quali relazioni sono state raccontate nel corso della storia tra lei e queste? Nessuna, anzi forse la figlia poteva essere il motivo e la guida per ricondurlo nella realtà, proprio perché vittima e consumatrice di droghe. Se il padre si è ucciso, perché lo avrebbe dovuto fare a quel punto della storia? E dove è lo sguardo della figlia che racconta ciò? E se è volato via come Birdman, cosa è cambiato nella sua evoluzione? Non è un tradire le regole del mondo poste dal racconto?

Ogni puro accenno anche critico al mondo circostante, social network, Hollywood, finzione e realtà, risultano essere svolazzi puerili, accenni di idee partorite nella consapevolezza di racimolare facile consenso, ramazzando sul terreno della moda, invece di investigare nel profondo. E cosa sarebbe il profondo? Il profondo è l’origine delle immagini, il nucleo di fuoco da cui proviene l’estensione immaginifica della nostra esistenza, da contrapporre al monopolio che ne fa Hollywood, scoprendo la ricchezza di un mondo che si sta perdendo, e che il protagonista avrebbe dovuto cercare per portare avanti la sua battaglia, ma non lo fa, perché non lo ha fatto in primis lo sceneggiatore. Ben diverso dal contrapporre irrealtà con realtà. Lotta impossibile, priva di fondamento.

Ma peggio è la critica, il pubblico, che dovrebbe essere il Dedalo che mette in guardia, anche a posteriori. Invece accetta una storia striminzita, che di abbaglio e solo di abbaglio si presenta essere critica e riflessiva. Si acclama al capolavoro. E non si nota che Icaro è invece crollato a terra, ma nell’abbaglio del sole, lo si vede ancora fluttuare nel cielo.

Non tutte le critiche fatte a Hollywood devono essere all’altezza di un David Lynch o di un Robert Altman. Non tutti i film devono essere capolavori, per essere belli. Birdman offre buoni spunti, ha una buona regia, una ottima fotografia, eccezionali gli attori, bellissime le atmosfere create con la rottura delle convenzioni di Hollywood. Ma questo non basta per fare un buon film. Un film da oscar. Scrive Robert McKee “un artista maturo non richiama mai l’attenzione su di sé, e un artista saggio non realizza mai una cosa soltanto per infrangere le convenzioni”.

E’ un volo mancato di un Birdman che non si sa cosa abbia voluto fare della sua storia, della sua vita. I significati visivi sfuggono ad una struttura coerente. Ciò è dovuto forse per il ventre mollo di una cultura che non sa più interrogarsi sui suoi limiti, e quindi cogliere le sfide necessarie; si lascia una finestra aperta con la speranza che il caos e le distrazioni odierne nascondano la mancanza. E continua McKee “…la causa ultima del declino delle storie è molto profonda. La nostra arte si basa sui valori, cioè sulle cariche positive e negative dell’esistenza. Uno sceneggiatore scrive la sua storia seguendo la percezione di ciò per cui vale la pena vivere e morire, cosa è sciocco perseguire, qual è significato della giustiza e della verità: cioè i valori essenziali. Nei decenni scorsi lo sceneggiatore e la società erano più o meno d’accordo su questi temi, ma la nostra epoca è diventata sempre più un’epoca di cinismo morale ed etico, di relativisimo e soggettivismo, di una grande confusione di valori. (…) Questa crisi di valori ha comportato un parallelo impoverimento delle storie. (…) Per prima cosa dobbiamo scavare in profondità nella vita per scoprire nuove intuizioni, nuove elaborazioni di valore e di significato, e solo dopo possiamo tentare di creare un veicolo per la storia che esprima, a un mondo sempre più agnostico, la nostra visione. Non è un compito facile.”

Saremo forse troppo distratti per scavare in fondo e raccontare storie che ricalchino la tela drammatica della nostra epoca? Ma se non lo facciamo noi, chi colmerà questo vuoto in occidente?

 

Published inCinemaRecensioni e Richiami

2 Comments

  1. Bbthu Bbthu

    Bellissimo articolo, in un epoca in cui il livello culturale è basso chiunque non faccia una cosa completamente piatta appare come un genio, questo non toglie che credo sia un film realizzato bene, ma non un film da oscar. Anche la mancanza di risposte da parte della cultura occidentale è un fatto fondamentale, l’arte, il linguaggio, sono momenti di verità, impossibile mentire.

    • Grazie per il commento, sono felice di aver colto il suo favore.

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