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Educazione finanziaria nella scuola. Non basta dire di no.

Educazione FinanziariaNella riforma educativa spagnola, riporta un articolo del Fatto Quotidiano, è stata proposta l’abolizione dell’insegnamento della Filosofia con l’introduzione dell’ Educazione Finanziaria. Lo sappiamo: la solitaria lotta per una scuola gratuita e accessibile a tutti i fanciulli non è mai stata sufficiente.

 

Educazione Finanziaria? Già nel 1848 Marx ed Engels scrivevano sulle pagine del Manifesto del Partito Comunista che uno degli obbiettivi necessari da raggiungere per un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, almeno nei paesi avanzati, era l’educazione “pubblica e gratuita di tutti i fanciulli. Abolizione del lavoro dei fanciulli nelle fabbriche nella sua forma attuale. Unificazione dell’educazione e della produzione materiale ecc.” Questo ultimo punto, il decimo, seguiva però nel programma il primo di tutti: “Espropriazione della proprietà fondiaria e impiego della rendita fondiaria per le spese dello Stato”.

E’ abbastanza evidente a tutti come nessuno di questi obbiettivi, in nessuna parte del mondo, non sia ancora stato raggiunto, ne ora ne mai, fatta eccezione di una scuola pubblica, sì in parte gratuita per alcuni paesi, la cui esistenza però – dopo un misero arco di cinquant’anni – viene giornalmente minacciata. In Italia ci pensa Renzi. E’ così anche per quanto riguarda la rendita fondiaria, che non è stata espropriata, anzi ad essa si è aggiunta quella finanziaria – ben prevista nel terzo libro del Capitale di Marx. E senza andare in Bangladesh, si aggiungano i fanciulli che continuano a lavorare nelle fabbriche – siano esse di scarpe o del più semplice malaffare nostrano.

Sorvolando sul fallimento delle politiche riformiste della sinistra da quella togliattiano-stalinista fino ai giorni nostri che, attingendo parzialmente da questi punti, trasformarono l’infuocato Manifesto di Marx ed Engels in un placido strumento di convivenza con il sistema economico vigente, è interessante notare un dato che al tempo dei due rivoluzionari era solo implicito nel programma, ma che oggi dobbiamo esplicitare per capire meglio ciò che accade e perché si voglia introdurre una materia come Educazione Finanziaria.

Nel sistema educativo così come concepito nel Manifesto, veniva sottinteso che le materie di insegnamento dovessero essere ciò che la società necessita per il suo progresso materiale e spirituale. Si legge infatti: “unificazione dell’educazione e della produzione materiale ecc.” E Marx ed Engles rimarcarono questo punto esattamente dopo aver espresso la necessità dell’abolizione del lavoro in fabbrica per il fanciullo “nella sua forma attuale”, ovvero per la creazione del profitto, senza negare la necessità dell’unione teoria-prassi, che anzi era un presupposto e risultato della loro analisi.

La preoccupazione dei due teorici quindi non era stabilire un modello pedagogico dove il fanciullo venisse distanziato dalla vita reale della società, immerso in un sapere fine a se stesso, per un arido amore intellettuale. Ma erano ben attenti a porlo di fronte alla realtà della vita quotidiana. Il sapere doveva fondersi impregnato di esigenze materiali che il fanciullo avrebbe maturato nella sua relazione-crescita con il mondo: paradossalmente e schematicamente una Filosofia Teoretica sarebbe stata di aiuto quanto un insegnamento puramente tecnico quale Elettronica, anzi, presupposte le nuove condizioni produttive, la conoscenza si sarebbe fusa perdendo il suo connotato di essere filosofia o elettronica. Ciò perché si stava delineando, davanti agli occhi dei due, i lineamenti di un uomo consapevole, oltre che istruito dalla vita, a modello di un salto evolutivo sempre più necessario.

A quel grado di sviluppo della società e delle conoscenze del 1848, la componente umanistica era ben bilanciata nell’insegnamento dalla componente scientifica. Il problema dei contenuti dell’insegnamento al tempo non si poneva. Marx ed Engels infatti sapevano fin troppo bene che i contenuti scolastici erano il frutto dei rapporti di forza tra le classi, e che solo la vittoria di tutti i punti del programma avrebbe permesso un significativo avanzamento della condizione di vita, materiale e spirituale, della classe lavoratrice in prospettiva di un cambiamento radicale dei rapporti produttivi.

Come smaschera giustamente l’articolista del Fatto, Davide Tenconi, la proposta spagnola mira alla fine a rendere chiari e consolidati, nella cultura comune, gli obblighi di pagamento alle banche nella gerarchia delle spese domestiche delle famiglie. La subdola proposta si ammanta del termine Educazione e della prospettiva di insegnamento dei capisaldi teorici della finanza; fa gioco forza sulla comprovata inutilità della Filosofia nell’odierno sistema tecnocrate e disumanizzato, contando su quella cultura fomentata e propagandata, in un modo o nell’altro, dai 5stellini, dai Renziani e Renzini, Salvini e futuri, ovvero da quell’unica compagine politica omogenea e melliflua degli schiamazzatori del Fare.

E’ necessario capire soltanto quanto il sistema capitalistico si stia affinando. Avendo stravinto la sua lotta sul posto di lavoro e sulla regolamentazione salariale può ora avanzare su altri piani conquistando ulteriormente terreno. Il tema non è più quanto salario – partita vinta: si percepisce il minimo, se lo si percepisce – ma ora è la tempistica di restituzione di ogni credito, la fluidità della liquidità che deve essere senza intoppi, anche temporali, com’anche culturali. E’ ciò vitale.

Marx ed Engels avevano intuito nella radice del conflitto di classe, ovvero degli interessi economici, la chiave di comprensione della politica, intesa anche come apparato pedagogico formativo. La alta e media borghesia giocano le loro carte per la sopravvivenza fagocitati dall’accelerazione dell’accumulazione: una di queste carte è il potere di educare. I bottegai, mercanti ed impostori vari si combattono tra loro per non retrocedere nelle file del proletariato, appoggiano i loro superiori nell’educazione. Vecchia storia. Non bisognerà stupirsi se, oltre qualche guaito di sinistra per un umanesimo di facciata, tutti plaudiranno la necessità di una scuola al passo con i tempi sognando di essere padroni di un tempo che non esiste più.

Se ciò è vero, che le materie scolastiche sono il frutto dei rapporti di forza tra le classi, come tale proposta di riforma dimostra, allora sarà sempre più chiaro che tali materie sono a rischio di grandi ed epocali cambiamenti, perché questi rapporti, oggi a sfavore della classe lavoratrice, non rimarranno immutati. Quei dieci punti del Manifesto diventano sempre più impellenti nella lotta tra le classi.

Il sistema non regge più il peso delle sue contraddizioni e secondo la fisica esiste sempre un limite. La finanza verrà presto spazzata via. Così anche tutto il sistema economico ed educativo che la alimenta. Una domanda molto pratica ma molto filosofica, da una filosofia messa da parte senza aver fatto nulla di male, potrebbe allora essere: Ma se la si spazzerà via, perché impararla?

 

 

 

Published inTango

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