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Milongue e popolari! La forza della logica

Accanto alle classiche e sempre cangianti offerte delle milongue romane, è nato da un pò di tempo l’offerta da parte di molti gestori delle “milongue popolari”. E così dato il successo e l’attenzione che ha suscitato tale fenomeno è forse necessario spendere due parole, tanto per ragionarci su, senza facili entusiasmi.
Posta così “milonga popolare” sembra essere una specie di tautologia, un pleonasmo fastidioso, come dire una “milonga milonga”.
Tutti quanti gli abitudinari del tango vanno in milonga cercando non tanto la massa, quanto quel popolo inteso largamente come gli amici, i conoscenti, i sempre visti, i mai visti, e tutti quelli che si avvicinano, che iniziano ad amare la musica il ballo e quanto altro. E la cultura argentina della milonga ci ricorda, giustamente, ad ogni nostrano maestro nascente, che la milonga ha una matrice popolare: madri, padri, zii e nonni che si ritrovano nel dopolavoro in una milonga ad ascoltare la musica, a scambiare due chiacchiere, a ballare anche in una domenica pomeriggio, per il gusto di farlo, per il piacere di avvicinarsi alla semplice poesia, che la quotidianità lavorativa cancella ferocemente.
Poi certo, le classi sociali. E qui apriamo un capitolo troppo complesso e spinoso per affrontarlo. In ogni caso la cultura della milonga come noi la conosciamo, è passata attraverso anche questo conflitto delle classi sociali. La milonga essendo per sua natura popolare si distanzia bene dall’essere un ritrovo di lord dediti alla caccia alla volpe, ben altre forze l’hanno agitata nel corso della sua storia. Eppure sembrerebbe che sottolineare “milonga popolare” stia a rivendicare una differenza contro una milonga non popolare.
E’ necessario allora varcare la soglia di una milonga popolare, dopo essere stati in una milonga per lord e ci si accorge di una prima differenza: il prezzo, non Euro 8, 10 o a salire a seconda della merce aggiunta al biglietto, ma prezzi bassissimi. Come a dire: classi sociali. Giustamente la milonga popolare deve essere accessibile a tutti, dato che crisi e disoccupazione dilagante diminuiscono il potere d’acquisto, e il popolo si ritira dalla poesia. La lascia ai lord.
Altra differenza che si nota è la mancanza di codici e di tradizione. Come a dire: sono popolarmente snob. Si balla un pò di tutto, non si rispetta il codice popolare tramandato dalla milonga argentina, perché qui “il popolo” vuole farne piazza pulita. Imponendo nuovi codici però, di cui ora rifiuta l’esistenza, e che lentamente si depositeranno fino a divenire nuove abitudini, che poi magari assomiglieranno a quelle che il popolo, dopo un lungo setacciare, aveva già codificato. A questo punto però la tautologia trasformatasi in un ossimoro inizia a veder mutato il significato degli estremi e la formula “milonga popolare” vacilla debole alla ricerca di una identità. Strizza l’occhiolino al tango, ma snobbisticamente si chiede di metter l’accento sul “popolare”. E qualcosa non va.
Dunque senza rispondere a nessuno e senza invocare facili appellativi privi di senso, si dovrebbe trovare una giusta via di mezzo per far sì che la milonga ritorni ad esser semplice milonga, già carica di tutti i significati, come tutti noi la amiamo: prezzi bassi e tradizione milonguera.

Published inTango

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