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“Poesie dal tango remoto – Poesie sul cinema” con il selfpublishing

Poesie dal tango remoto - poesie sul cinemaDopo un lunga attesa pubblico una raccolta di mie poesie “Poesie dal Tango remoto – Poesie sul cinema” che si potrà comprare qui online, sia nella sua versione cartacea che digitale.

Per la pubblicazione ho usato il metodo del selfpublishing. Ci sono varie piattaforme di selfpublishing che possono essere usate, io ho optato per quella che mi sembrava dare maggiori garanzie di visibilità.

Vorrei spendere alcune parole sul selfpublishing perché merita una riflessione. Ho letto molti articoli in rete che ne esageravano la portata come altri che ne sminuivano l’utilità. Credo che la verità sia nel mezzo. Il selfpublishing ha molti problemi quali quello della mancanza di una direzione editoriale che curi e lanci il testo secondo una idea, un progetto culturale. Il fatto che tutti possano, non significa che tutti debbano.

L’apertura di mercato di cui ci si rallegra è in realtà espressione della sua ulteriore chiusura, un prender fiato per girare ancor di più la vite repressiva. Essa è  la possibilità dei grandi distributori di aumentare i propri profitti anche su piccole vendite moltiplicate per grandi numeri. Il selfpublishing paradossalmente aiuta la centralizzazione e concentrazione del sistema monopolistico della cultura.

La scrittura di un testo è cosa molto complessa. La sua pubblicazione dovrebbe passare secondo dei criteri selettivi che aiutino l’evento dell’uscita del testo, dato che l’uscita di un testo dovrebbe essere un evento. L’aumento dei produttori di libri, come me, può smussare tale portata.

Però è anche vero che esiste una domanda sul chi effettua tale selezione. Quali sono infatti i parametri giusti che permettono la giusta selezione? Chi decide? A tale quesiti non esiste una risposta, esiste invece un sistema che si auto-controlla e che sulla base di obbiettivi da raggiungere effettua le sue scelte.

Da molto tempo il profitto, quale obbiettivo da raggiungere, si è insinuato nella produzione anche culturale. E se prima, dato l’alto livello culturale, si faceva profitto pubblicando certi autori, oggi è diverso. E se nella fase del libero mercato, la rincorsa al profitto era indice di una spinta verso il miglioramento, ora il profitto non spinge più in tale direzione. Ma già da circa un secolo, e non solo nell’ambito culturale.

Il sistema monopolistico, sulla base della sua violenza e potere, può trasformare tutto in profitto. Una prova l’abbiamo con il cinema, il recente film di Checco Zalone. Esso crea profitto e accondiscendenza ideologica verso il potere. E si potrebbe continuare. La chiusura del sistema cultura, ovvero editoriale, ha significato per un lungo periodo di anni, la fine di una fiorente editoria per scrittori. Il selfpublishing in questo modo è la reale soluzione a questo problema.

Scrivere un libro, sia esso romanzo o poesie, saggio o manuale, però non può essere semplificato dal basso sforzo che il selfpublishing permette nella fase di edizione e stampa. Questa facilitazione non può e non deve abbassare il livello di scrittura. Questo è un grande rischio che potrebbe portare in futuro ad una presa di distanza del lettore.

Il selfpublishing permette di aprire un varco che, se non si fa attenzione, può richiudersi subito. E il pericolo è grande dato che scrivere significa lavorare, faticare sul testo, lasciarlo anche editare da qualcuno. E’ un lavoro di gruppo che una società editrice potrebbe permettere aumentandone il valore e il livello.

Il mio libro “Poesie dal tango remoto – Poesie sul cinema” non ha avuto pubblicazione classica, perché la poesia non viene letta. Ma non viene letta perché essa ha perso il suo collante sociale. Lo sforzo di comprensione è troppo alto seppur appagante. E se non sei qualcuno non conti. Ma per esser qualcuno devi aver già pubblicato, ovvero contare. E’ chiaro un circolo vizioso che non si vuole che venga rotto, ma che serve a mantenere un certo mondo chiuso. Serve un ristagno delle idee.

Il problema qualitativo e dunque selettivo si basano sulla cultura espressa in una data comunità. Ma tale cultura si alimenta anche della produzione permessa in quella comunità. Anche qui un circolo vizioso difficile da spezzare. E facile è precipitare negli abissi come oggi. La tendenza storica conflittuale però è l’unica spinta che modifica ciò che a noi parrebbe eterno e immodificabile. E tale tendenza richiama l’essere umano ad ascoltare, oggi più che mai.

Lo scrittore selfpublisher è richiamato oggi ancor di più nella sua responsabilità, dato che esiste un mercato che lo accetta immediatamente seppur mettendolo in un angolo. Da questo punto di vista il selfpublishing può essere il grimaldello con cui crearsi un varco.

Il mio libro di poesie è una prima produzione che sottopongo al lettore. Consapevole di tutto ciò. Consapevole del grande lavoro ancora da fare. Consapevole anche che la vecchia ricchezza editoriale permessa dalla prularità di editori colti non potrà più ripresentarsi. E’ una epoca morta e sepolta. Bisogna lottare per nuovi orizzonti.

Published inLetteraturaRecensioni e RichiamiTango

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