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Rileggendo “Il tango non è mai nuevo”

Quando tempo fa su vari siti online resi pubblico il mio articolo dal titolo “Il tango non è mai nuevo”, il cui titolo, purtroppo a mia insaputa, fu così rieditato da un quotidiano “Avviso ai naviganti: stanno uccidendo il tango” che lo pubblicò con l’aggiunta di una foto completamente fuori contesto, non avrei mai pensato di scatenare tanto variegato dibattito su tale argomento. Vorrei quindi riproporre l’articolo del 2007, con il giusto titolo, per riaffermare quanto scrissi, parola per parola, solo perché lo si rilegga e lo si comprenda realmente per quanto in esso si dice e non per cercarvi risposte a convincimenti, dubbi e discussioni giornaliere sul tango, in merito alle quali io non entro, quali ad es. l’abbraccio e lo stile di ballo. Poi, se si crede che il tango nuevo (sia il ballo che la musica) si distingua dal tango per un fatto di stile, allora anche il tango si distingue dai balli da sala e dalla musica pop per una mera questione di stile. E se si crede che chi balla il tango può fare a meno della sua essenza poetica che è l’asse in comune (associandolo erroneamente con l’abbraccio stretto o con presunte postazioni corporali), mi chiedo perché si debba per forza dire poi di aver ballato il tango. Esistono tanti balli di coppia il cui “stile” non prevede l’asse in comune, e tutti questi balli non hanno tanta esigenza di nominarsi tango. La milonga ha sì i suoi codici, il rispettarli non implica essere fondamentalisti, e il seguirli può comportare però una maggiore consapevolezza della cultura di un ballo popolare, di una filosofia di vita, di una langue tutta poetica che non accetta mediazioni o contaminazioni ragionate a tavolino, se non quelle dettate dall’atto folle dell’improvvisazione della coppia, unica vera parole portatrice di evoluzione. Accenno solo alla questione del risentimento di molti appassionati del tango nuevo al mio sostenere che il tango nuevo spezza l’asse passionale, ricordando loro che anche il gioco del tressette può essere condotto con estrema passione. Questo per dire che quanto ho sostenuto non entra proprio in merito a quanta passione ci mettano nel ballarlo, entra piuttosto in merito alla poetica di un ballo, alla sua metafora evocativa, che è appunto altra cosa dal suo stile.

 

Il tango non è mai “nuevo”

di Ermanno Felli

Circa un secolo fa sulle rive del Rio della Plata giunsero dall’Europa migliaia di emigranti, erano per lo più italiani. Erano poveri e malnutriti, portavano con sé solo il mestiere e la musica delle loro feste. Gli emigranti invasero la città di Buenos Aires, trasformandone il volto. Nelle feste di questa città si mescolarono le note delle loro musiche con le note del candombe, musica di origine africana, la cui eco proveniva da Montevideo. Nacque lì la milonga. E fu l’origine del tango.
Il ballo raccontava l’amore straziante, l’amore di coppia, il conflitto insolubile tra uomo e donna, il dialogo intimo tra due mondi complementari, l’uno all’altro necessari nel lungo e breve cammino di due vite. Il ballo era il passeggiare abbracciati nella musica del bandoneon, dei violini, delle voci di tanti giovani talenti. I due corpi si univano nell’abbraccio concedendosi l’uno all’altro, perdendo l’equilibrio del proprio asse e trovandone uno in comune. Passeggiare abbracciati nella melodia della musica era la cosa più semplice eppure la più sensuale, la più intima, la più umana, tanto che il tango non ebbe vita facile. Fu insultato dai pregiudizi, vietato, ridotto a burla dagli stereotipi nel corso di tutto un secolo.

Sono circa dieci anni che il tango è rinato. Si diffonde in Italia, in Europa, nel mondo. Possiamo ballare in Corea, in Israele, in Arabia Saudita etc., ovunque troviamo delle milonghe, ovvero le feste dove si balla il tango. Ma è lo stesso tango? Sì e no. Questo il fenomeno interessante. Come ogni cosa soggetta ad evoluzione anche il tango segue gli stili del momento, le mode e le inclinazioni di chi realmente lo balla. E così oggi esiste accanto al tango di sempre, una tendenza chiamata “tango nuevo”, seguita da molti giovani. Il tango nuevo si riconosce per aver spezzato l’asse passionale tra uomo e donna. Ciò comporta che uomo e donna rimangono ognuno sul suo asse di equilibrio, come due mondi paralleli che non hanno bisogno l’uno dell’altro. Ciò comporta anche che la frase narrativa offerta dal ballo è priva di un reale incontro, perché priva di un conflitto capace di far evolvere la narrazione. Nel tango nuevo ci si getta in una ripetitività infinita di movimenti acrobatici che seguono il ritmo della musica, ma non la interpretano. E’ un freddo gioco di contrappeso, dove l’altro serve solo al proprio movimento, alla coreografia per un possibile pubblico. E’ un ballo di coppia che nella realtà si svolge in solitudine.

La tendenza è sempre indice di uno sviluppo. E il tango nuevo, ormai al confine con la danza moderna, estremizzando sempre più le acrobazie diverrà sempre più nuevo e sempre meno tango. Il tango dopotutto era ballato da persone provenienti dal popolo, e non da ballerini. La semplicità dei movimenti non richiedeva una particolare formazione professionale, ma solo un sentimento, il sentimento di bellezza ed eleganza che la musica aiutava a risvegliare in ognuno. I corpi, ovvero il materiale vivo del ballo, erano ciò che la natura, le abitudini di vita e il lavoro permettevano. Non si seguiva un modello ginnico, si era così, e così si ballava. Da qui la vera natura erotica del ballo, perché il ballo, essendo un sentimento erotico, non escludeva nessuno. I suoi passi erano l’elegante essenza del camminare, e non acrobazia per pochi. Il ballo apriva la natura dell’uomo, la sua retta postura e la sublimava fino al punto che tutti ne potessero godere.
Eppure il tango nuevo permette ai giovani paurosi del contatto con l’altro (si pensi al nord Europa) di avvicinarsi al ballo di coppia dopo essere passati nei bui tunnel dei balli solitari. Sarà poi la vita, i suoi dolori e passioni, a stringerli nell’abbraccio alla ricerca di un asse comune che racconti la loro vita anche per soli tre minuti. E’ per questo che il tango non è potuto morire da circa un secolo, era e rimarrà sempre lo stesso, un abbraccio di passione.

Published inTango

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