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Tag: passione

Dal bello al realismo – la parola a Černyševskij

E’ il bello oggettivo o soggettivo? Che rapporto tra arte e realtà? Alcune brevi considerazioni sul realismo del giovane Černyševskij.

Autore russo Nikolay Černyševskij, esteta, teorico, scrittore, democratico russoNel 1855 l’esteta russo, autore del famoso romanzo “Che fare?”, teorico dell’arte, nonché scrittore apertamente democratico rivoluzionario, Nikolaij Černyševskij, introdusse le sue idee sul realismo partendo dalla domanda sull’arte e sul bello. Si chiese Černyševskij in una breve introduzione dal titolo “Rapporti estetici fra arte e realtà” cosa spingesse l’uomo all’immagine (obraz). Per questo riteniamo importante presentare tali riflessioni vicine alle posizioni che animano il presente blog.

“La carenza di una situazione soddisfacente nella realtà è la fonte della vita nella fantasia”. La spinta materiale che l’uomo riceve per via dell’insoddisfazione della realtà permette l’aprirsi di un mondo traslato dal mondo reale, interamente sulla base del desiderio insoddisfatto. Questa forza immaginifica propria dell’uomo diviene comunemente chiamata fantasia. Fantasia che però distingue il tentativo di soddisfazione dei “bisogni autentici della natura umana, che cercano e hanno il diritto di trovare soddisfacimento nella vita reale, dai bisogni fittizi, immaginari che rimangono e devono rimanere sogni oziosi”.

Tango Tehran, e il nuovo mondo

Tango Tehran è la prima storia d’amore tra un poliziotto di New York e una ragazza iraniana sullo sfondo della cultura del tango ambientato a New York e a Tehran.

 

Tango Tehran Ermanno Felli

Tango Tehran è il mio primo romanzo. Devo ringraziare per prima cosa Thomas Schmidt, un caro amico tedesco. Fu lui, involontariamente, a suggerirmi l’idea chiedendomi se ero disponibile a lavorare ad un documentario che raccontasse l’assurdità della censura sul tango a Tehran. L’idea mi piacque. Il tango, dopo circa un secolo, era  ritornato ad essere clandestino. In quel tempo, era il 2012, vivevo a Berlino ed ero alla ricerca di soggetti. Lasciai passare qualche giorno ma, senza che lo volessi, mi venne in mente un finale che sentivo funzionare e che non si prestava ad essere per un documentario. Era una immagine forte che non mi dava tregua. Vedevo e rivedevo quel finale e sentivo in esso tutta la potenzialità. Era un classico finale di una felice storia d’amore. Lo stesso che è presente ora nel libro.