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Tag: saggio

Dal bello al realismo – la parola a Černyševskij

E’ il bello oggettivo o soggettivo? Che rapporto tra arte e realtà? Alcune brevi considerazioni sul realismo del giovane Černyševskij.

Autore russo Nikolay Černyševskij, esteta, teorico, scrittore, democratico russoNel 1855 l’esteta russo, autore del famoso romanzo “Che fare?”, teorico dell’arte, nonché scrittore apertamente democratico rivoluzionario, Nikolaij Černyševskij, introdusse le sue idee sul realismo partendo dalla domanda sull’arte e sul bello. Si chiese Černyševskij in una breve introduzione dal titolo “Rapporti estetici fra arte e realtà” cosa spingesse l’uomo all’immagine (obraz). Per questo riteniamo importante presentare tali riflessioni vicine alle posizioni che animano il presente blog.

“La carenza di una situazione soddisfacente nella realtà è la fonte della vita nella fantasia”. La spinta materiale che l’uomo riceve per via dell’insoddisfazione della realtà permette l’aprirsi di un mondo traslato dal mondo reale, interamente sulla base del desiderio insoddisfatto. Questa forza immaginifica propria dell’uomo diviene comunemente chiamata fantasia. Fantasia che però distingue il tentativo di soddisfazione dei “bisogni autentici della natura umana, che cercano e hanno il diritto di trovare soddisfacimento nella vita reale, dai bisogni fittizi, immaginari che rimangono e devono rimanere sogni oziosi”.

Arte dello scrivere. La SEO e R. L. Stevenson

L’ arte dello scrivere. Alcune riflessioni su visibilità, scrittura e SEO a partire dal saggio di R.L.Stevenson “On Style in Literature: Its Technical Elements” del 1884 (Da trad. Attilio Brilli, Ed. Mondadori 2006).

 

Da tempo il nostro sistema produttivo non ci spinge più a migliorare il prodotto del nostro lavoro, sia esso intellettuale che materiale. Invece di esser invogliati alla bellezza e alla perfezione, a cui la nostra natura ci richiama, siamo oggi spinti invece da quel goffo e spietato concetto di ottimizzazione dietro cui si nasconde la vera motivazione del nostro agire, il profitto. Non ha importanza se il profitto produca del bello o del brutto. Il profitto è profitto, costi quel che costi, al diavolo l’umanità.

Questa intrinseca, invisibile e subdola forza moderna che si è intrufolata pienamente nel corso dei due secoli passati nell’atto della creazione, ha reso oggi arida tutta la produzione. Invece della bellezza, la mediocrità aleggia intorno a noi come il fumo dei cannoni in una guerra persa. Ne siamo prodotti e produttori, involontariamente. E dato che abbiamo dimenticato il sentimento del bello, non ci dobbiamo stupire se, di fronte alla decadenza morale che accompagna la nostra società, di fronte alla decadenza dei prodotti che la rigenerano, ci chiediamo dove brilli in noi ancora l’ingegno.

E qui non si tratta di una polemica contro il progresso e la tecnologia, ma contro il sistema economico che rafforza la coercizione disumanizzante al solo fine del profitto. Di progresso siamo fatti e di tecnologia abbiamo bisogno per migliorare uno degli aspetti della condizione umana. Senza volerci intrufolare in un tema di così largo respiro, sarà utile giusto gettare uno sguardo nel passato, quando lo sforzo umano era volto a creare il bello. Ancora estasiato da tale esperienza, l’uomo ne ricercava le leggi, si interrogava su di essa. Come l’ossigeno inspirato dopo una lunga apnea, il bello permetteva all’uomo di ritrovare il senso della propria esistenza nel mare della monotonia quotidiana.